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A Durban i politici hanno ascoltato chi inquina

News - 12 dicembre, 2011
A Durban i negoziati sul clima delle Nazioni Unite sono finiti proprio come son cominciati: con un fallimento. L’accordo per un nuovo trattato internazionale per la protezione del clima non è stato raggiunto. I governi hanno dato ascolto a chi inquina. E non ai cittadini.

Nonostante le proteste delle organizzazioni ambientaliste e di rappresentanti della società civile, gli inquinatori sono riusciti a far prevalere i loro interessi: scarsi i progressi verso un accordo globale in grado di affrontare il problema dei cambiamenti climatici.

Due anni fa a Copenaghen i politici avevano promesso di istituire un fondo di 100 miliardi di dollari per aiutare i Paesi più poveri ad adattarsi ai cambiamenti climatici e mitigare i disastrosi effetti sulle popolazioni più indifese. Ieri a Durban, non sono stati nemmeno in grado di trovare un modo per raccogliere e distribuire questi soldi.

Mentre i dettagli di quanto discusso a Durban possono essere complessi, la verità è semplice. Siamo distanti anni luce da dove dovremmo essere per evitare i catastrofici effetti dei cambiamenti climatici.

Tra quelli che hanno impedito il successo dei negoziati, il primo posto in classifica spetta agli Stati Uniti, che hanno chiaramente agito agli ordini delle potenti lobby del carbone. Gli altri paesi importanti, come l'Europa, la Cina e l'India, avrebbero dovuto chiedere agli Stati Uniti di farsi da parte e unire le forze al fianco dei paesi più deboli per raggiungere dei progressi reali.

Il commento del direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo:
È triste quello che i negoziatori degli Sati Uniti sono riusciti a ottenere. Hanno fatto inserire una clausola che potrebbe facilmente rendere il prossimo accordo sul clima non vincolante. Se questa scappatoia verrà sfruttata, potrebbe essere un disastro. Inoltre, si è deciso di ratificare l’accordo solo dopo il 2020, evitando di agire in questo decennio mentre gli scienziati ritengono necessario raggiungere il picco delle emissioni già dal 2015.
I governanti che hanno lasciato la conferenza dell'Onu dovrebbero vergognarsi. Ci chiediamo come, una volta tornati a casa, potranno guardare negli occhi i propri figli e nipoti. Ci hanno deluso e il loro fallimento sarà misurato con le vite dei più poveri, i più vulnerabili e i meno responsabili del caos climatico.

 

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