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Proteggi il cuore dell’Amazzonia!

News - 15 giugno, 2016
Aiutiamo gli indigeni Munduruku a delimitare le loro terre

Gli indigeni Munduruku sono impegnati, con l’aiuto dei nostri attivisti, in un’operazione informale di delimitazione delle loro terre, nel cuore dell’Amazzonia dove il governo brasiliano intende realizzare la mega diga di São Luiz do Tapajós. Un progetto devastante, che inonderà parte delle loro terre distruggendo una vasta area della foresta amazzonica.

 O povo Munduruku habita a Terra Indigena Sawre Muybu, no coracao da Amazonia, ha geracoes. Mas seu modo de vida esta ameacado pelos planos do governo brasileiro de construir um complexo de barragens na bacia do Rio Tapajos. Os Munduruku exigem a demarcacao de seu territorio. Alem de garantir a manutencao do modo de vida deste povo, a demarcacao de Sawre Muybu garante a conservacao de 178 mil hectares de floresta amazonica. The Munduruku people have inhabited the Sawre Muybu in the heart of the Amazon, for generations. The Brazilian government plans to build a series of dams in the Tapajos River basin, which would severely threaten their way of life. The Munduruku demand the demarcation of their territory which would ensures protection from such projects. In addition to preserving their way of life, the demarcation of Sawre Muybu ensures the conservation of 178,000 hectares of Amazonian rainforest. Foto: Anderson Barbosa / Greenpeace

I Munduruku combattono da più di trent’anni per difendere la valle del Tapajós dalla minaccia dei megaprogetti idroelettrici. Lo scorso aprile l’Agenzia brasiliana per le popolazioni indigene (FUNAI) ha riconosciuto i territori dei Munduruku, fornendo la base legale per richiedere la sospensione della costruzione della mega diga. Si tratta però solo di una sospensione temporanea che non equivale alla cancellazione del progetto: questa avverrà infatti solo nel caso in cui il governo brasiliano confermi la decisione del FUNAI di tutelare le terre Munduruku.

Liderancas do povo Munduruku instalam a primeira de 50 placas nos limites da Terra Indigena Sawre Muybu, sinalizando o territorio que eles autodemarcaram. Os Munduruku pedem a demarcacao definitiva de sua terra. O local esta sob ameaca, em funcao dos planos do governo brasileiro de construir uma grande hidreletrica no regiao, o que pode comprometer o modo de vida do povo e a biodiversidade do rio Tapajos. Leaders of the Munduruku people install the first of 50 placards on the borders of Sawre Muybu , taking it upon themselves to demarcate their Indigenous Land. The Munduruku have repeatedly requested the official demarcation. The site is under threat, as the Brazilian government plans to build a megadam in the region, which would severely compromise the way of life of the people and threaten the biodiversity of the Tapajos River . Foto: Anderson Barbosa / Greenpeace

Abbiamo raggiunto i Munduruku nel villaggio di Sawré Muybu per installare pannelli solari e aiutarli a demarcare il loro territorio. Siamo al loro fianco e ci battiamo perché siano rispettati i loro diritti e perché il progetto della diga venga cancellato una volta per tutte: la diga di São Luiz do Tapajós, la più grande delle 43 dighe previste sul fiume Tapajos, avrebbe un bacino di 729 chilometri quadri (circa l’estensione di New York!) e sommergerebbe 400 chilometri quadri di foresta pluviale incontaminata, portando inoltre alla deforestazione di un’area di 2.200 chilometri quadri!

Questo non solo cambierebbe per sempre la vita di questo popolo, ma avrebbe un enorme impatto sulla incredibile biodiversità dell’Amazzonia.

Chiediamo alle imprese internazionali di prendere le distanze da questo progetto. Ad esempio, l’azienda tedesca Siemens negli ultimi anni da un lato ha rafforzato la sua presenza nel settore delle rinnovabili, ma d’altra parte ha partecipato anche alla realizzazione della diga di Belo Monte, sul fiume Xingu, che ha devastato un ampio tratto di foresta amazzonica.Chiediamo a Siemens di confermare che non sarà coinvolta in alcun modo nella realizzazione della diga di São Luiz do Tapajós, un’operazione che sarebbe in netto contrasto con l'immagine “green” che pretende di mostrare. Siemens deve seguire l’esempio di Enel, che già all’inizio di quest'anno ha dichiarato che non prenderà parte a questo progetto.  

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